L’ Iniziazione, la via iniziatica e i suoi pericoli.
“Il Martinista è chiamato a compiere una trasmutazione, la prima e la più importante : è chiamato a trasformare la “passività” tipica della massoneria azzurra ( qualora da essa fosse qui giunto) nel senso dell’atteggiamento usuale del massone che apprende nei tre gradi , in “attività” propulsiva e propositiva tipica invece di chi vuole iniziare i primi passi verso la Verità”. E’ un vero e proprio cambio di prospettiva a cui il Martinista è chiamato al momento della propria iniziazione. Da qui in poi a lui è chiesto un continuo lavoro interiore utile al proprio perfezionamento ed ad una vera e propria opera di sgrossatura del proprio IO capace, questa, di proiettarlo verso l’acquisizione di stati coscienziali via via superiori.
E’ la via iniziatica propriamente detta. Ma il percorrere strade ascendenti non mette assolutamente al riparo da repentine ricadute, anzi… più si splende e più sono nette e definite le ombre che proiettiamo: ad ogni nuova acquisizione coscienziale può corrispondere (e spesso corrisponde) un inspessimento del nostro Ego che in talune occasioni diviene tanto ingombrante da serbarci cattive sorprese.
A proposito della relazione tra Ego e materia già Fabre D’Olivet in “la lingua ebraica restiuita” ci avvisava parlando del serpente biblico (in ebraico Nahash) : «Nahash caratterizza propriamente quel sentimento interiore e profondo che lega l’essere alla sua stessa esistenza individuale, e che gli fa desiderare ardentemente di conservarla e di estenderla. Questo nome è stato sfortunatamente tradotto nella versione degli ellenisti con quello di serpente; ma non ha mai avuto questo significato, neppure nel linguaggio più volgare. L’ebraico ha due o tre parole, completamente diverse da quella, per designare un serpente. Nahash è piuttosto, se posso esprimermi così, quell’egoismo radicale che porta l’essere a mettersi al centro e rapportare tutto a lui. Mosè dice che questo sentimento fu la passione travolgente dell’animalità elementare, la molla segreta o il fermento che Dio donò alla natura […] Così, secondo la vera dottrina di Mosè, Nahash non sarà affatto un essere distinto […] bensì un impulso centrale dato alla materia, una molla nascosta, un fermento agente nella profondità delle cose»
In sostanza è quel legame che ci tiene ardentemente uniti al “materiale” e che più ci si allontana da esso più oppone resistenza e ci richiama con forza a se. Non per niente D’Olivet parla di “molla”.
Esso ha origini antiche, infatti il compianto De Guaita nel suo “ Discorso Iniziatico” ci dice:
“Invece di vivere felice nella sostanza materna della Natura divina e nell’Unità del Verbo – Adamo, incitato da Nahash (l’egoismo), volle conoscere ed afferrare la Natura in se stessa […]Egli si immerge imprudentemene in questo baratro, vi cerca luce, vita autonoma ed onnipotente; ma non vi trova che tenebre angosciose… Egli s’immerge in un nulla avido d’essere, che aspira la sua vita e di cui egli diviene la larva divorata incessantemente.”
Quindi Nahash è parte di noi, sentita la sua energetica attrazione all’origine dei tempi l’Uomo è in esso invischiato e da esso distratto dalla primigenia natura di essere alieno alla materia.
Siamo cosa altra ma nella materia continuiamo a identificarci.
Ad ogni cambiamento di stato, ad ogni gradino superato sentiamo forte questa attrazione ed anziché percepire un alleggerimento, segno evidente della nostra faticosa opera di sgrossatura, ci preoccupiamo della perdita intima di un qualcosa che sentiamo nostro da sempre: è il guardiano della soglia cui talvolta abbiamo fatto riferimento che ci mette alla prova e che talvolta ci trova fallaci.
E’ dunque nei momenti cosi’ detti di transizione che Nahash, l’egoismo, accresce se stesso in maniera esponenziale e, se non appropriatamente preparati, siamo di esso facile preda.
Attirati dalla Luce veniamo guidati altrove dalla sua negazione.
Ecco che il ripiombare verso il nostro essere saturnio, tipico di chi non è pronto al cambio di stato, diviene il pericolo cui va incontro sia l’iniziato come essere singolo che un intero egregio, quando attivato nella sua interezza.
E’ una sorta di auto-determinazione della Via iniziatica, una selezione, potremmo dire, che essa compie al fine di tenere lontano chi non ancora in grado di percorrerla, letteralmente espellendolo.
E’ una nigredo questa che ci insegna molto, l’abbandonare perché convinti che nulla si è prodotto sulla propria coscienza è un atteggiamento tipico di chi non è ancora pronto a praticare tali sentieri e da essi non ancora in grado di percepirne i profondi insegnamenti, allora si compie un “suicidio iniziatico”: sentendosi più attratto dal “concreto”, dal “tangibile”, dal “materiale”… in definitiva da Nahash in esso si ripiomba allontanandosi repentinamente dal cammino ormai resosi impraticabile a causa della propria natura: è l’orbo che si acceca definitivamente perché convinto che non raggiungerà mai la luce… che pure intravede.
Le forze centrifughe e disgregatrici fanno perno e leva proprio sulle prominenze egoiche non opportunamente rilevate e smussate.
Ci dice Guenon che “nell’iniziazione è di fondamentale importanza un collegamento ad una Organizzazione Tradizionale, che non può, beninteso, dispensare in alcun modo dal lavoro interiore che ognuno deve compiere da se stesso […] Bisogna capire che coloro che sono stati costituiti depositari della Conoscenza Iniziatica, non possono comunicarla come farebbe un professore al suo alunno, si tratta qui di una cosa che è propriamente incomunicabile, poiché sono Stati dell’ Essere da realizzare interiormente.”
Quindi nella via iniziatica occorre sviluppare la Virtualità che essa costituisce, ma è altresì necessario che questa virtualità preesista.
E’ fondamentale comprendere che le attitudini o le possibilità incluse nella natura individuale non sono altro che Materia Prima, ovvero pure potenzialità in cui niente è ancora sviluppato o differenziato. E’ quindi lo stato caotico e tenebroso che il simbolismo fa corrispondere al mondo profano e nel quale si trova l’essere che non è ancora pervenuto alla sua “ seconda nascita” o nel quale, come detto, ripiomba l’iniziato qualora non in grado di sviluppare le proprie potenzialità.
Perché ciò avvenga, affinché le possibilità spirituali dell’essere non rimangano semplici potenzialità ma divengano virtualità pronte a svilupparsi in atto nei diversi stadi della realizzazione iniziatica è necessaria sicuramente una vibrazione iniziale, un Fiat Lux, a cui l’atto dell’iniziazione corrisponde certamente, è fondamentale anche la trasmissione di una influenza spirituale cui l’appartenere ad una organizzazione tradizionale assicura fonte ed intensità di tale trasmissione, ma è di primaria importanza il lavoro individuale unico in grado di trasformare tale influenza spirituale in vibrazione vivificante capace di divenire agente ordinatore proprio di quel caos da cui proveniamo, capace in estrema sintesi di trasformarci da uomini in adepti al culto delle Virtù e della Verità.
Senza tale lavoro, costante, metodico e incessante, l’iniziato è unicamente in grado di raggiungere lo stato iniziale, appunto, del proprio percorso formativo, è quella definita dallo stesso Guenon come iniziazione virtuale, mentre il lavoro interiore che ne consegue concerne proprio l’iniziazione effettiva. Insomma ci dice Guenon: “questa iniziazione virtuale è dunque l’iniziazione intesa nel significato più stretto del termine, vale a dire come una “entrata”, il che beninteso non significa minimamente che essa possa essere considerata come qualche cosa di sufficiente a se stessa, ma solo come punto di partenza”.
SI può riassumere tutto in un sintetico : entrare nella via è l’iniziazione virtuale, seguire la via è l’iniziazione effettiva.
Seguire la Via implica quindi un lavoro continuo, richiede costantemente la forza di superare degli ostacoli e, ahimé, talvolta la necessita di rincominciare tutto da capo, ma con un bagaglio coscienziale differente utile ad andare più spediti nel viaggio e più accorti nelle scelte che questo via via ci pone dinanzi.
In tale ottica le repentine cadute, le citate nigredo, possono essere viste come momenti di crescita e inevitabili tappe di quel processo evolutivo verso cui l’ Uomo Esoterico è inesorabilmente proiettato e non come punti di rottura o di abbandono di cui l’ Uomo profanizzato è, suo malgrado, succube vittima.
Ci aiutata a conoscere meglio noi stessi, lo stare oggi qui indica la nostra ferma volontà di perseguire la via iniziatica che da virtuale vogliamo divenga effettiva, forti di quel Fiat Lux che ancora vibra ardendo in ogni fibra del nostro essere e verso cui indirizziamo fermo il nostro passo.